La grande ruota idraulica a conclusione del recente restauro  (Foto: Laura Mandelli)

La ruota idraulica

Delle due ruote idrauliche che un tempo azionavano i macchinari dell'edificio, al momento è interamente visibile soltanto la più grande, il cui restauro è stato recentemente completato.
Le ruote ancora preservate risalgono alla seconda metà dell'Ottocento quando, grazie ai proventi ottenuti dalla lavorazione serica, la famiglia Monti ampliò la propria manifattura e provvide a sostituire le originarie ruote in legno a cestelli con quelle attuali, in ghisa e ferro.
Le ruote ricevevano acqua dalla Roggia del Mulini, una derivazione del torrente Zerbo.
Il primo documento che riguarda la Roggia risale al 1495 quando un certo Tommaso Alippi, residente ad Abbadia, ottiene dagli Sforza il permesso di costruire una roggia, che nei documenti successivi viene spesso denominata semplicemente fiumicella.

La Roggia dei Mulini. Un tratto della Roggia dei Mulini, ora in un giardino privato. Si possono notare alcune delle ruote un tempo utilizzate nello sfruttamento dell'acqua  (Foto: Carla Ardis).

La Roggia dei Mulini

Questo corso d'acqua divenne immediatamente fonte principale di energia meccanica a disposizione nel territorio, attirando subito lungo il proprio corso varie attività. Nonostante manchi  una documentazione precisa circa lo sfruttamento per scopi "industriali" del corso d'acqua, indizi in questo senso provengono dal Catasto Teresiano.
Già a questa data osserviamo, lungo un tracciato che va dal ponte sullo Zerbo lungo il Sentiero del Viandante al lago, tre mulini da cereali, tre frantoi da olio e una folla così vicini (in qualche caso sovrapposti) al corso della fiumicella da denunciare chiaramente la presenza di macchine mosse dalla forza idraulica.
Fu proprio la possibilità di sfruttare questo corso d'acqua che indusse Pietro Monti ad avviare la sua produzione serica nel luogo dove ancora sorge. I due originari torcitoi circolari erano azionati da due ruote in legno a cestelli, di uguali dimensioni.
In seguito queste vennero sostituite da due ruote in ghisa e ferro, la più grande delle quali, dal diametro di 7 metri, aveva il compito di azionare i nuovi piantelli in quadro appena introdotti, mentre quella di minori dimensioni continuava ad azionare la pianta in tondo.
Si tratta in ogni caso di ruote a cestelli, che funzionavano sfruttando il peso dell'acqua che si accumulava all'interno dei cassetti stessi, che scendono per effetto del peso, provocando un moto rotatorio, per poi svuotarsi  sul fondo.

Un particolare della seconda ruota idraulica, ancora da restaurare.  (Foto: gentile concessione di Roberto Brembilla, blog <span class="wikiexternallink" xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml"><a class="wiki" href="http://www.libereali.it/)"><span class="wikigeneratedlinkcontent">http://www.libereali.it/)</span></a></span>

Particolare della ruota idraulica

Lo sfruttamento della risorsa idrica era indispensabile per il filatoio Monti, tanto che una delle cause della fine della sua attività va ricercata proprio nell'indebolimento della portata d'acqua della Roggia dei Mulini.
Infatti nel 1935 la Moto Guzzi di Mandello del Lario ottenne il diritto di creare un bacino artificiale di raccolta delle acque in località Campelli, a 956 metri di quota, per alimentare una centrale idroelettrica a beneficio del suo stabilimento, centrale tuttora visibile lungo la Strada Statale 36, poco prima dell'ingresso ad Abbadia.

La centrale elettrica della Moto Guzzi lungo la Strada Statale 36 in una foto del 1938  (Dal sito <span class="wikiexternallink" xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml"><a class="wiki" href="http://www.costrcolombo.altervista.org)"><span class="wikigeneratedlinkcontent">http://www.costrcolombo.altervista.org)</span></a></span>

Centrale elettrica della Moto Guzzi

Dopo la costruzione della diga, la portata del torrente Zerbo diminuisce notevolmente, e di conseguenza anche la Roggia si esaurì. Questo segnò anche la progressiva scomparsa di tutte le attività manifatturiere che erano collegate al suo sfruttamento. Anche il complesso Monti andò incontro alla sua fine come manifattura serica. Da quel momento in poi le ruote idrauliche hanno smesso di girare, e ancora sono ferme in attesa dell'acqua...

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