Una visione d'insieme della sala espositiva  Foto: Carla Ardis

Sala 3: la lavorazione serica

In questa sala sono custoditi numerosi strumenti utilizzati in diversi momenti dell'antica filiera della lavorazione serica.

Cavigliera: Per evitare che le matasse di seta si aggrovigliassero una volta tolte dagli aspi, annodando i fili, anche nelle manifatture industriali venivano utilizzati alcuni strumenti molto semplici, già in uso nella produzione serica a livello domestico. Uno di questi è la cavigliera, il cui scopo era semplicemente quello di fungere da supporto alle matasse in attesa di passare alle successive fasi della lavorazione.
La cavigliera poteva essere inoltre sfruttata nelle fase finale della mordenzatura della seta, un procedimento necessario a preparare le fibre per la tintura con i coloranti naturali, in modo da facilitare il legame tra le fibre ed i coloranti naturali rendendoli stabili. Dopo il bagno in una soluzione costituita da acqua e mordenti (sali minerali di diversa natura e/o tannini), le matasse di seta venivano appese alla cavigliera per garantire loro una corretta asciugatura.
La cavigliera esposta risale alla fine del XVIII secolo.

Cavigliera (Foto: Carla Ardis)

Cavigliera (Foto: Carla Ardis)

Guindolo: Strumento di legno a righe incrociate, poste verticalmente e mobili perché impiantate su un asse.
Veniva utilizzato principalmente nella filanda; attorno al guindolo si poneva orizzontalmente la matassa per incannarla e farne gomitoli.
È detto anche arcolaio, perché girando acquisiva una forma tale  da richiamare l'incurvatura dell'arco. Nei torcitoi il guindolo svolgeva funzione analoga a quella della cavigliera; tenere ben tesa la matassa in modo da evitare la formazione di nodi che compromettono la qualità del filo di seta. 

Sapone: Il sapone veniva spesso prodotto direttamente all’interno delle manifatture seriche in quanto era indispensabile per preparare il bozzime, cioè i bagni per impregnare il filo da seta prima di avviarlo alle successive fasi di lavorazione (macero). Il sapone di Marsiglia, più pregiato, veniva invece utilizzato per la sgommatura, ovvero quella fase di lavorazione volta ad eliminare dal filo appena tratto la sericina, sostanza emessa dal baco per rendere compatto il bozzolo.

Aspino per provini: Aspo a quattro appoggi azionato da una manovella e dotato di un dispositivo contagiri.
Ogni suo giro misura m. 1,125; il dispositivo contagiri è collegato ad un campanello che suona al 400° giro, quando si è formata una matassa di 450 metri di seta. Tale misura è misura legale universale per la formazione del cosiddetto filzuolo, che veniva poi pesato con un’apposita bilancia per determinare il titolo della seta, cioè la qualità del filo (v. oltre).

Aspino (Foto: Carla Ardis)

Aspino (Foto: Carla Ardis)

Trinciagelso: Questo strumento veniva usato dalle famiglia contadine durante l’allevamento dei bachi da seta.
I bacolini appena usciti dalle uova sono già voracissimi (anche nei primi giorni di vita richiedono che venga loro somministrato cibo almeno tre volte al giorno), tuttavia non sono ancora in grado di cibarsi della foglia intera. Per tale motivo le foglie del gelso, appena colte ma ben asciutte, dovevano essere trinciate, in modo da ottenere delle strisce di piccolissime dimensioni, di cui i bachi erano in grado di nutrirsi.
Il trincia-gelso esposto, quasi interamente il legno, è costituito da una cassetta di legno all’estremità della quale è posta una lama di notevoli dimensioni. La cassetta veniva riempita di foglie di gelso che, azionando l’apposita rotella venivano spinte verso l’estremità, dove venivano tagliate dalla lunga lama. In questo modo, con poca fatica, era possibile trinciare numerose foglie di gelso, assicurando così il nutrimento ai bachi.

Dopo aver ammirato il trinciagelso, attraversate la piccola porta che si trova di fronte ad esso.

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