Le avventure di Pinocchio - Lo sceneggiato della RAI del 1972


Le avventure di Pinocchio: nascita di un capolavoro

L’8 aprile 1972 segna una data storica nella televisione italiana: la prima messa in onda dello sceneggiato “Le avventure di Pinocchio” di Luigi Comencini. Articolato in cinque puntate per una durata complessiva di 280 minuti, questo capolavoro ha lasciato un’impronta indelebile nella memoria collettiva, oltrepassando i confini del semplice intrattenimento televisivo.

Infatti, se è vero che dal principio lo sceneggiato fu concepito come un prodotto televisivo, ridurlo a tale definizione risulta quasi ingiusto agli occhi di molti esperti di cinema. “Le avventure di Pinocchio” si intreccia profondamente, piuttosto, con le radici del neorealismo italiano, evocando atmosfere, personaggi e tematiche che richiamano anche il cinema sociale e impegnato degli anni Settanta. Non è solo una storia da guardare: è una finestra aperta su riflessioni più ampie, che spaziano tra poesia e realtà, tra sogno e denuncia sociale.

Lo stile unico di Comencini

Lo stile registico di Comencini si distingue per l’essenzialità, la semplicità disarmante e un uso sapiente dell’intensa poetica. Questi elementi rendono il suo racconto straordinariamente umano e vicino al pubblico. Non si tratta di una favola qualunque, come il regista stesso sottolinea in una delle sue riflessioni più incisive: 

"Pinocchio è veramente una fiaba? Per me non lo è. È la vicenda di un bambino che diventa un po’ bambino, attraverso tante esperienze: il rapporto col padre, il rapporto con Lucignolo, il rapporto con la fata, il rapporto con la sua terra." 

Per Comencini, Pinocchio non è un burattino immerso in un mondo magico, ma un bambino che attraversa le complessità della crescita. I personaggi che lo circondano incarnano figure autentiche e riconoscibili: Lucignolo è il compagno ribelle e affascinante, la Fata è l’immagine della madre borghese italiana, e Geppetto rappresenta l’amore sacrificante di un genitore. Come spiega il regista: 

"Cosa c’è di fiabesco in tutto questo? Del resto, quello che nel Pinocchio non c’è, e che c’è invece in tutte le favole vere, è l’elemento trascendente. I personaggi di Pinocchio sono i personaggi autentici della Toscana dei tempi di Collodi: povera gente, che lavora sodo, quasi schiava della propria povertà. E, sullo sfondo, il paesaggio toscano: sobrio, difficile, aspro.” \

Un capolavoro senza tempo

Comencini ha saputo trasformare la favola di Collodi in un racconto universale e senza tempo, in grado di parlare a ogni generazione. Con il suo tocco delicato e profondo, “Le avventure di Pinocchio” è divenuto molto più di uno sceneggiato televisivo: è una vera opera d’arte che continua a far riflettere e a emozionare chiunque si lasci trasportare dal suo racconto.

Le critiche

Lo sceneggiato “Le avventure di Pinocchio”, scritto a quattro mani da Luigi Comencini e dalla talentuosa sceneggiatrice Suso Cecchi D’Amico, si ispirava liberamente al celebre romanzo di Carlo Collodi del 1881. Ma nonostante oggi sia universalmente riconosciuto come un’opera insuperabile, al momento della sua uscita non mancò di sollevare polemiche e critiche accese. La libertà creativa adottata da Comencini attirò le ire dei puristi, che videro in questo adattamento un tradimento dello spirito originale dell’opera di Collodi. La ricca stratificazione narrativa, che mescolava elementi di neorealismo e tematiche sociali, venne criticata da chi avrebbe preferito un approccio più fedele alla fiaba tradizionale. 

Ma le difficoltà non si fermarono qui. Lo sceneggiato rischiò addirittura di non essere trasmesso per via di alcune accuse che fecero discutere, all’epoca. Tra queste, la denuncia di plagio da parte del celebre creatore di effetti speciali Carlo Rambaldi, il quale rivendicò la paternità di alcune delle soluzioni tecniche adottate nella serie. La vicenda si concluse con un accordo economico tra Rambaldi e la produzione. 

Vi furono poi accuse di maltrattamento degli animali, relative ad alcune scene, e persino insinuazioni di sfruttamento del lavoro minorile durante le riprese. Tuttavia, entrambe queste accuse furono smontate attraverso una dettagliata difesa che dimostrò l’infondatezza delle contestazioni. 

Le difficoltà iniziali non impedirono a “Le avventure di Pinocchio” di consacrarsi come uno dei pilastri della televisione italiana. Oggi, guardando indietro, è chiaro che le critiche non fecero altro che consolidare la portata rivoluzionaria di questo straordinario capolavoro.

Curiosità

- Un’idea in gestazione per quasi un decennio

Sebbene lo sceneggiato sia stato trasmesso per la prima volta dalla Rai nella primavera del 1972, la sua origine risale a molti anni prima. Era il 1963 quando l’idea di portare Pinocchio sul piccolo schermo cominciò a prendere forma. Tuttavia, il progetto fu messo in pausa quando si venne a sapere che anche Federico Fellini stava lavorando a un film dedicato al celebre burattino. 

- Un classico senza confini

Il romanzo di Collodi, “Le avventure di Pinocchio”, è un’opera universale, tradotta in ben 260 lingue e dialetti. Questa straordinaria diffusione ha ispirato numerose trasposizioni cinematografiche, tra cui quella di Matteo Garrone nel 2019, con il premio Oscar Roberto Benigni nei panni di Geppetto. Curiosamente, Benigni aveva già diretto e interpretato Pinocchio nel 2002 e, ancora prima, nel 1990, Federico Fellini gli aveva offerto il ruolo del burattino per un progetto che, purtroppo, non vide mai la luce. Fellini morì pochi anni dopo, nel 1993, lasciando incompiuto il suo sogno.  

- Dal grande schermo alla Francia 

La magia dello sceneggiato di Comencini non si fermò ai confini italiani. Nel dicembre del 1972, una versione adattata in lingua francese da Pierre Cholodenko venne trasmessa dall’emittente francese Première chaîne de l’ORTF, conquistando anche il pubblico transalpino.  

- Un ritorno epico

Dieci anni dopo la prima messa in onda, nel 1982, Luigi Comencini decise di ampliare ulteriormente il suo capolavoro. Creò una versione dello sceneggiato in sei puntate, con una durata complessiva di 320 minuti, che venne nuovamente trasmessa dalla Rai, regalando nuove emozioni alle generazioni successive.  

- L’incontro con Carlo Rambaldi

In fase di pre-produzione, Comencini e i produttori si rivolsero a Carlo Rambaldi, il geniale creatore di effetti speciali, per realizzare un Pinocchio meccanico in grado di compiere movimenti naturali. Rambaldi costruì tre modelli, ognuno con abilità specifiche: uno capace di lanciare un martello, uno che camminava e un altro che parlava e gesticolava. Tuttavia, nonostante i provini girati a Cinecittà, il progetto con Rambaldi non proseguì ma, a suo dire le sue idee vennero comunque utilizzate. Il maestro degli effetti speciali intentò una causa contro la produzione e vinse, scrivendo una nota curiosa e quasi rocambolesca nella storia di questo straordinario sceneggiato.

La colonna sonora

La colonna sonora di Pinocchio di Comencini è sicuramente uno degli aspetti indimenticabili dell'opera. Fiorenzo Carpi (Milano, 19 ottobre 1918 – Roma, 21 maggio 1997), con il suo genio musicale, è riuscito a catturare la magia e l'atmosfera del racconto di Collodi. La sua formazione al Conservatorio di Milano e le collaborazioni con figure importanti del teatro italiano, come Giorgio Strehler e Dario Fo, gli hanno conferito una profondità artistica unica.

Il legame di Carpi con Luigi Comencini ha prodotto risultati straordinari anche in altre occasioni. Le sue composizioni per “Incompreso,” “Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano,” e “Cercasi Gesù” dimostrano la capacità di Carpi di creare musiche che arricchiscono le narrazioni cinematografiche, conferendo loro una dimensione emotiva che va oltre le immagini.

”Il tempo che ci vuole”: Francesca Comencini torna a Farnese per ricordare il padre Luigi.

Nel 2024, il Borgo di Pinocchio si è trasformato ancora una volta in un set cinematografico, accogliendo le riprese di “Il tempo che ci vuole”, scritto e diretto da Francesca Comencini. Con questo film, la regista rende omaggio al padre Luigi, raccontando i ricordi dell’infanzia e della giovinezza trascorsa accanto a lui, un uomo la cui eredità artistica continua a brillare.

Prodotto da Simone Gattoni e Marco Bellocchio, il film porta sullo schermo un cast d’eccezione: Fabrizio Gifuni nel ruolo di Luigi Comencini, Romana Maggiora Vergano in quello di Francesca, e Luca Massaro e Giuseppe Lo Piccolo nei panni de il Gatto e la Volpe. 

Francesca Comencini ha scelto di tornare a Farnese, il luogo che segnò profondamente la carriera e la vita di suo padre durante le riprese de “Le avventure di Pinocchio”. Con straordinaria sensibilità, la regista esplora il rapporto unico tra cinema e vita, intrecciandoli in un racconto personale e universale. 

Una scena indimenticabile 

Tra i momenti più intensi del film, spicca una scena che rappresenta al meglio lo spirito di Luigi Comencini. Sul set dello sceneggiato “Le avventure di Pinocchio”, mentre Francesca era ancora una bambina, il regista intervenne per riprendere un addetto ai lavori che aveva trattato duramente gli abitanti del paese per aver disturbato le riprese. Le parole di Luigi rimasero scolpite nella memoria della giovane Francesca: “Prima la vita, poi il cinema.” 

Questa frase, che sintetizza il profondo rispetto di Comencini per Farnese e per i suoi abitanti, viene fatta rivivere nel film. Fabrizio Gifuni, nel ruolo del grande regista, la pronuncia con la stessa fermezza e umanità, restituendo un momento di grande verità nel film della Comencini. 

Un tributo di successo

Presentato fuori concorso all’81ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il 7 settembre 2024, “Il tempo che ci vuole” ha emozionato pubblico e critica, dimostrando ancora una volta la forza del cinema nel raccontare la vita. Il film, distribuito nelle sale dal 26 settembre, non è solo un omaggio a Luigi Comencini, ma anche un viaggio intimo e sincero che esplora l’amore di una figlia per un padre e per la magia che quest’ultimo seppe creare tanto nella vita quanto nel cinema.

Cast & Crew

Regia: Luigi Comencini

La sceneggiatura: Suso Cecchi d'Amico

Musica: Fiorenzo Carpi

Fotografia: Armando Nannuzzi

Scenografia e costumi: Piero Gherardi

Personaggi e interpreti: 

Pinocchio: Andrea Balestri

Geppetto: Nino Manfredi

La fata: Gina Lollobrigida

Lucignolo: Domenico Santoro

Il gatto: Franco Franchi

La volpe: Ciccio Ingrassia

Mangiafuoco: Lionel Stander

 

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