Verso la terrazza dell'angelo


Prima di arrivare al livello della terrazza attraversiamo due sale che hanno subito vari rimaneggiamenti nel tempo. Saliamo la scala per scorgere, dall'esterno, la sala della Rotonda, perfettamente sovrapposta alla Sala del Tesoro. Al centro dell’ambiente, aperto solo occasionalmente, vediamo l'originale supporto metallico della statua dell'Arcangelo Michele, ora posta sulla terrazza più alta del castello. Salendo ancora, a sinistra si apre la sala delle Colonne, costruita nel Settecento come "Archivio Nuovo" in grado di conservare i sempre più numerosi documenti d’archivio, poi trasferiti in Vaticano, dove si trovano tuttora. 

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 Continuiamo a salire la scala sino ad arrivare alla Terrazza dell’Angelo, il punto più alto della visita al castello.

Possiamo ora ammirare uno dei panorami più belli di Roma. Con l’aiuto dei pannelli disposti nei pressi delle ringhiere di affaccio, possiamo riconoscere molti degli edifici che caratterizzano il panorama romano. Affacciandoci dal lato della Basilica di San Pietro possiamo addirittura parzialmente seguire il percorso del Passetto di Borgo, che congiunge Castel Sant'Angelo ai Palazzi Vaticani. 

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 È qui che è ambientato il dramma di Tosca, nell'omonima opera che Puccini compose nel 1900 ispirandosi all'opera teatrale di Victorien Sardou. Tosca, cantante e amante del pittore Cavaradossi all'epoca delle guerre napoleoniche, viene imprigionata assieme al pittore accusato di essere bonapartista e condannato a morte. Il capo della polizia papalina, il barone Scarpia, promette a Tosca, dietro compenso, di fingere di fucilare l'amante e scrive un salvacondotto affinché possa uscire da Roma. Tosca uccide il barone e scopre più tardi che la fucilazione era vera: quando se ne rese conto si gettò dagli spalti del castello. 

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Vista dal Castel Sant'Angelo.
Foto: Karelj, Wikimedia

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Vista dal Castel Sant'Angelo
Foto: Karelj, Wikimedia

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Vista dal Castel Sant'Angelo sul Vaticano.
Foto: Jorge Valenzuela, Wikimedia

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Vista dal Castel Sant'Angelo sulla basilica di San Pietro.
Foto: Marcus Winter, Wikimedia

Se ci voltiamo invece verso l’alto, sopra la porta dalla quale siamo usciti, possiamo scorgere la statua, alta quattro metri e con un’apertura di ali di circa 5 metri, eseguita nel 1752 dallo scultore fiammingo Peter Anton van Verschaffelt. Accanto alla statua dell'Angelo, possiamo notare la campana "dei condannati" o "della misericordia", che annunciava le esecuzioni capitali nel sottostante Cortile delle Fucilazioni. 

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 Le girandole di Castel Sant'Angelo. Come accadeva in molte capitali europee, anche a Roma i sovrani, in questo caso i Papi, organizzavano grandi feste in occasione di eventi civili, religiosi o politici. Ovviamente non si potevano festeggiare matrimoni del Papa, ma nel centro religioso dell'occidente cristiano non mancavano di certo le occasioni per mostrare sfarzo e ricchezza e divertire il popolo. Per riprodurre degli scenari fantastici venivano chiamati i migliori architetti che disegnavano e dirigevano la costruzione di apparati e macchinari effimeri a grande effetto. In Francia, Francesco I non aveva forse impiegato Leonardo da Vinci principalmente per organizzare tali eventi? A Roma i Papi, per la bisogna si servirono di Michelangelo e del Bernini. Castel Sant'Angelo era un punto di passaggio importante fra la città e la sede del vaticano, centro del potere spirituale e temporale. E la sua elevazione e struttura si prestava magnificamente per inscenare spettacoli pirotecnici che richiamavano grandi folle. Fuochi d'artificio (o girandole) si tenevano almeno sin dal 1463 e si accompagnavano spesso a corse di uomini e animali che passavano il Borgo per arrivare a San Pietro. Lo spettacolo più grandioso era senza dubbio quello che si teneva ogni anno in occasione della festa dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno. Nel suo Viaggio in Italia, intorno al 1780, Goethe lo descrisse così: anche la solennità dei santi Pietro e Paolo è finalmente venuta; ieri abbiamo assistito all'illuminazione della cupola e ai fuochi di artificio di Castel Sant'Angelo. L'illuminazione è uno spettacolo del mondo fantastico delle fiabe; non si crede ai propri occhi. Anche Charles Dickens, che assistette allo spettacolo nel 1845, ne fu colpito: la sera del giorno seguente [...] ci fu una grande parata di fuochi d'artificio a Castel Sant'Angelo. Affittammo una camera in una casa di fronte e ci avviammo per tempo. Per arrivarci, ci dovemmo aprire un varco tra la molta folla che si accavalcava lì davanti, nelle strade che vi sboccano, sul ponte che porta al Castello. [...] Lo spettacolo ebbe inizio con una tremenda scarica di cannoni. Poi, per mezz'ora, tutto il Castello fu un'unica ininterrotta distesa di fuoco, un intrecciarsi di ruote abbaglianti di ogni forma, colore e velocità; mentre nel cielo saettavano i razzi, non uno a uno o a due o a venti, ma per centinaia. Alla fiammata finale, alla Girandola, fu come se tutto il massiccio saltasse in aria senza fumo né polvere. Mezz'ora più tardi, il gran concorso di popolo si era già disperso. [...]

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Joseph Wright (1734 - 1797), The Annual Girandola at the Castel Sant’Angelo, Walker Art Gallery, Liverpool.
Foto: Wikimedia and Google Art Project

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Jakob Philipp Hackert, Feuerwerk auf der Engelsburg in Rom, 1775. In, Europas Landschaftsmaler der Goethezeit, Ostfildern: Hatje Cantz Verlag; Weimar: Klassik Stiftung Weimar; Hamburg: Hamburger Kunsthalle, 2008, p. 301.
Photo: James Seakley (scan), Wikimedia

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Adrien Manglard, veduta della Girandola di Castel Sant'Angelo, 1750. National Gallery of Arts, Washington.

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La girandola come apparve nel 2014.
Foto: Corriere della Sera.

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 Seguiamo adesso le indicazioni per scendere dalla terrazza, attraverso quello che un tempo fu l’appartamento del castellano. Arrivati al livello della Loggia di Giulio II, proseguiamo la visita al camminamento detto "marcia ronda", collocato alla sommità delle mura esterne.

La marcia ronda. Utilizzato come percorso di guardia dalle sentinelle del forte che stazionavano protette dalle merlature, la marcia ronda collega tra loro i quattro bastioni, posti agli angoli della cinta muraria. Passeggiamo ora lungo questo camminamento di ronda, godendoci il panorama e ammirando le imponenti strutture difensive del Castello. Di tanto in tanto possiamo vedere cumuli di pietre dalla forma sferica, di diverse dimensioni o calibri, che venivano lanciate come proiettili sui nemici in assalto. 

Si conclude qui la nostra visita di uno dei monumenti più significativi di Roma e della sua storia. Nessun edificio di rilievo della capitale, stretto com'è temporalmente e geograficamente fra Impero e Papato e dalla  struttura imponente, ha conosciuto un uso così esteso nel tempo. Già Sant'Agostino d'Ippona riconobbe l'importanza simbolica del luogo dovuta anche alla sua vicinanza al sepolcro di San Pietro:

Vengono i re a Roma [...]. Qui è il sepolto del pescatore, lì è il tempio dell'imperatore. Pietro è qui nel sepolcro, Adriano è lì nel tempio. Il tempio di Adriano, la 'memoria' di Pietro. Agostino di Ippona, Discorsi, 360/B

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