Il Torcitoio  Foto: gentile concessione di Roberto Brembilla, blog <span class="wikiexternallink" xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml"><a class="wiki" href="http://www.libereali.it/"><span class="wikigeneratedlinkcontent">http://www.libereali.it/</span></a></span>

Sala 1: il Torcitoio

Entriamo nella sala che ospita il pezzo più significativo della collezione museale, il torcitoio circolare, o più comunemente pianta in tondo, ancora funzionante e carico di seta.

Si tratta dell’originario torcitoio a torsione sinistra del 1818, acquistato ancora funzionante dalla famiglia Abegg nel 1965 e donato al Museo Technorama di Winterthur (Zurigo), che solo alla fine degli anni ’80 lo ha restituito in comodato al Comune di Abbadia Lariana.

Il torcitoio è composto da una grande gabbia circolare in legno, alta  11 metri e dal diametro di 5, per un totale di 4 piani di torcitura. Spostando lo sguardo verso l’alto è possibile apprezzare lo sviluppo verticale della macchina.
La ruota idraulica posta all’esterno azionava, attraverso un braccio orizzontale, due grandi ruote dentate con ingranaggi in legno di robinia che trasmettevano il movimento all’intera macchina. 

Particolare delle due ruote - ingranaggi con denti in legno di robinia  Foto: gentile concessione di Roberto Brembilla, blog <span class="wikiexternallink" xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml"><a class="wiki" href="http://www.libereali.it/"><span class="wikigeneratedlinkcontent">http://www.libereali.it/</span></a></span>

Le ruote e gli ingranaggi

Venivano così azionati, attraverso una cinghia di cuoio, 972 rocchetti; piani inclinati interni mettevano invece in movimento, a una velocità inferiore, gli aspi su cui si avvolgeva la matassa di filo torto.

Un particolare della fila di rocchetti  Foto: gentile concessione di Roberto Brembilla

Un particolare della fila di rocchetti

Il macchinario è costruito interamente in legno, di differenti essenze a seconda della funzione; si trovano quindi, nelle diverse parti, castano, acero, ulivo e robinia.

Soltanto due dei quattro piani su cui si sviluppa la struttura sono oggi accessibili ai visitatori; sebbene non sia più azionato dalla forza idraulica, tuttavia il torcitoio è ancora funzionante grazie a un motore elettrico. Rocchetti e aspi sono stati preservati nelle loro posizioni originarie, e la seta continua ad essere torta quando il torcitoio viene azionato, sebbene solo a scopi didattici e dimostrativi, in occasione delle visite guidate.

Un particolare dei rocchetti; da notare, in particolare, come uno dei fili di seta sia ancora attaccato Foto: gentile concessione di Roberto Brembilla

Particolare dei rocchetti

Vi invitiamo a salire lungo la scala interna, anch'essa in legno, che conduce al secondo piano.

Al secondo piano è possibile apprezzare i tre piantelli in quadro del torcitoio di tipo francese costruito dal Monti nel 1869, in sostituzione del secondo torcitoio circolare a torsione destra. Ciascuno dei piantelli, anch’essi sviluppati su quattro piani, conteneva 1000 rocchetti, per un totale di 3000; in uno spazio analogo a quello della pianta in tondo questo nuovo macchinario era in grado di triplicare la produzione.

Un particolare del secondo piano del torcitoio  Foto: Laura Mandelli

Il secondo piano del torcitoio

Per proseguire la visita, varcate la porta lungo la scala in legno che conduce al terzo piano

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