Camera di soffocazione (Foto: Carla Ardis)

Sala 5: la camera di soffocazione

Nel 1869 Giovanni Castrogiovanni, letterato e matematico insigne, docente presso l’Università di Torino, mise a punto il suo forno pneumatico per la stufatura dei bozzoli.

Si trattava essenzialmente di una camera a vapore per soffocare le crisalidi nei bozzoli; munita di volta, aveva sul fondo una caldera ad ebollizione, alimentata da un focolare esterno. Le doppie pareti garantivano la non dispersione del calore, mentre un camino faceva uscire il fumo dal tetto. La camera era chiusa da un portale in ferro a doppio battente, che completava l’isolamento termico.

Tale metodo ebbe immediata diffusione in tutta Italia, e in particolare in Brianza; infatti la conservazione del filo di seta era ottima e le crisalidi morivano in soli 8-10 minuti.
Nella seconda metà dell’Ottocento i Monti decisero quindi di dotarsi di questa struttura innovativa e la fecero costruire a ridosso dell’edificio già esistente del filatoio: lo sportello del focolare, visibile nel cortiletto posteriore, reca la data del 1887.

Con la scomparsa della filanda nel 1903 la camera di soffocazione in umido cessò la sua funzione; l’ultimo conduttore del filatoio, G. Cattaneo, testimonia che già nel 1920 il focolare non era più in uso, tanto che venne murato. Il locale venne quindi adibito a deposito, poiché termicamente isolato.

Imboccate ora le scale che conducono al secondo piano.

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